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Un Po di Delta un po' di Camargue

testo di Roberto Pignoni

Esistono, al mondo, luoghi molto simili tra loro, rnagari distanti migliaia di chilometri ma con molte caratteristiche comuni, paesaggistiche ed ambientali.

Noi ne conosciamo due, quasi uguali fra loro. In comune hanno un enorme, pacifico e frastagliato delta, foce di un fiume lungo ed importante; una vastissima area paludosa soggetta a forti maree; un ambiente ricco di fauna e flora dove i grandi e solitari spazi si confondono nella vastità degli orizzonti. Lunghe spiagge, canne agitate dal vento, grida di uccelli che nidificano e vivono indisturbati, tranquilli canali, a volte nascosti e misteriosi lungo i quali scorrono silenziose barche che ricordano antichi racconti di briganti e bracconieri e fiocinini. E poi cigni, folaghe, anatre e fenicotteri e poi ancora daini, bufali, tori e tanti, tanti cavalli bianchi. Una sola differenza c'è tra questi due luoghi distanti tra loro geograficamente, ma vicini e simili nell'immagine del paesaggio: davanti al primo, il grande sole rosso, un po' offuscato dalle brume e dalle nebbie mattutine, sorge.
Davanti al secondo, in un identico orizzonte di mare, lo stesso sole tramonta. Il primo luogo è il nostro delta del Po ed il secondo è la Camargue. E proprio quel caratteristico e famoso cavallo camarghese simbolo del delta del Rodano, da qualche anno è stato trapiantato proprio sul nostro delta del Po.
Docile, bianco, agile, resistente, dotato di grande intelligenza, per la sua atavica natura selvaggia non perde occasioni di dimostrare la sua autosufficienza. E senza dubbio uno degli abitanti più antichi di quella pianura di stagni e paludi dove il Mediterraneo si confonde con il Rodano. La discendenza del cavallo camarguense non è certa: chi lo riferisce al destriero paleolitico perché rappresentato nei graffiti di caverne di Niaux e Lauscaux e chi trova in lui rassomiglianze con il cavallo mongolo ipotizzandone la derivazione dall'Asia. Certa è solo una lettera datata 399 d.C. in cui Simmaco, proconsole di Roma chiedeva a un proprietario terriero della Camargue, certo Bassus, alcuni esemplari di suoi cavalli bianchi, docili ed intelligenti, per suo figlio.
Ed è proprio grazie a questa innata docilità del cavallo e alla sua grande capacità di ambientamento, oltre che alla analogia tra la natura della Camargue quella del Po, che Gualtiero Mazzoni imprenditore ortofrutticolo ferrarese, ha trapiantato lungo il litorale di Volano forse il più grosso branco di cavalli camarghesi che sia mai stato esportato nel resto dell'Europa.
Sono oltre settanta le bianche criniere che si possono scorgere avvicinandoci a questa riserva protetta (oltre 60 ettari) che si espande con lunghe strisce di terra tra le acque deltizie del Po.
Abbandonate le strade statali che conducono ai Lidi Ferraresi degli Scacchi, di Pomposa e delle Nazioni, si imbocca una via che corre sul grande argine che separa la terra dal mare e si arriva alla riserva del "Cavallo del Delta". Infatti Gualtiero Mazzoni, per passione verso la sua terra e per amore della Camargue e della sua fauna, ha creato questo parco naturale dove vivono e si riproducono gli animali. Soprattutto per i cavalli, ora marchiati con la lettera greca "6" delta, spera di poter ottenere il riconoscimento della razza anche in Italia.
"Ho voluto, contro i consigli e la volontà di molti, inserire qui nel delta del Po, in un'area paludosa da me appositamente acquistata, il cavallo della Camargue, esclusivamente per una finalità ecologica naturale ed una affinità di habitat tra queste due zone.
Infatti oltre ai cavalli ho importato tori e uccelli, molti dei quali purtroppo spariscono...". Ma un'altra ragione è stata anche quella di favorire un turismo alternativo, come passeggiate a cavallo sulla spiaggia o sugli argini, attorno alle palude, oltre che invitare a percorrere in maniera nuova e diversa una zona, quasi dimenticata.
Quelle delle spiagge deserte, delle zone paludose e lagunari, dei cannetti, dei boschi della Mesola e delle valli insolite e sconosciute dove Mazzoni ci porta ad ammirare le vecchie case oggi abbandonate, i casoni lambiti dall'acqua, le antiche "anguille" anch'esse abbandonate ma ancora intatte forse come un secolo fa. Al posto dell'aia dei nostri contadini, hanno un piccolo lago artificiale con pali conficcati a lisca di pesce dove le anguille andavano ad intrappolarsi seguendo come "esca" l'odore dell'acqua di mare. E' anche questa l'affascinante natura da conquistare e da scoprire a cavallo sul Delta del Po.

Sul delta del Po, a pochi passi da Volano e Po a pochi passi da Volano e Pomposa, c'è un'oasi naturale in cui vivono e si riproducono cavalli bianchi della Camargue. Qui la razza dei cavalli del Delta convive con tori, cervi e daini. E mentre le cicogne compiono larghi voli, li potete cavalcare in libertà.

Qui in questi luoghi si trovano ancora per le strade gli artigiani di un tempo, i venditori di scope, i maniscalchi, gli arrotini, i liutai, i costruttori di fisarmonica, ma come afferma Mazzoni, queste zone non devono, con la scusa della tutela, mummificarsi, al contrario devono acquistare linfa vitale anche soprattutto dal turismo. Ecco allora l'area da lui realizzata, il "Villaggio Romea", non e solo un parco naturale ma anche un centro turismo, dove in 150 bungalow possono trovare ospitabilità quei turisti che, pur usufruendo di comodità e divertimenti, (spiaggia, vela, sci nautico, discoteca e naturalmente passeggiate a cavallo) sono più sensibili e più desiderosi di vivere in uno stretto contatto con la natura.
E qui infatti, in questa Camargue tutta italiana sorgeranno anche torri in legno per il birdwatching (cioè l'ossrvazione con il binocolo degli uccelli). Si potrà così "allungare" lo sguardo fin dentro il boscone della Mesola, amato dai duchi d'Este e da Torquato Tasso.
Qui vivono in completa libertà più di cento cervi e duecento daini ed oggi sono ricomparse anche le cicogne. E poi i colori sono, come quelli degli altri grandi delta europei (del Rodano, del Danubio, del Guadalquivir): unici.
Scriveva Cesare Zavattini: <>.
Il Delta del Po, molto più della Camargue, è un luogo incontaminato, quasi primitivo. Qui i cavalli vivono all'aperto, liberi soprattutto nei mesi invernali; si riproducono con successo (è questo il piùgrande allevamento al di fuori della Francia) e le fattrici partiscono i puledri in aperta campagna, senza l'aiuto del veterinario. Ogni esemplare viene marchiato sulla pelle durante una festa il cui rituale si perde nella notte dei tempi. Ed ecco allora che veder correre i giovani puledri: Salina, Romea, Scirocco fa subito pensare a quei loro padri antenati Lion, Ober, Mistral, rimasti sul Rodano "a parlar provenzale".
Ma la razza, anzi la razza italianizzata, continua e si fortifica sempre più, non perdendo comunque la sua caratteristica di base: la docilità.
Quindi la "cavalcata" (per i più arditi, volendo, anche a "pelo" cioè senza sella) è accessibile a tutti senza neccessiariamente avere un abbigliamento particolare.
Tutto il resto, soprattutto le galoppate sulla spiaggia deserta, verranno da sole.
Lui, il cavallo, c'è abituato, anche se, avederlo così, in autunno-inverno, trascorre intere giornate immobile come una statua in piedi controvento per non consumare energie, sembrerebbe un animale pigro.
E' l'ennesima dimostrazione che nonostante l'addomesticamento, le sue origini rimangono selvagge ed il suo comportamento è di chi non sa se durante l'inverno troverà tutti i giorni il cibo per vivere. Ma in primavera lo si vedrà nuovamente "sgroppare" libero, soprattutto nel periodo degli amori.
Niente paura comunque, qui come in Camargue, si cavalcano solo i "castroni". E volendo lo potrete fare con una originale sella camarguese Che, si dice, è la più comoda del mondo, alta davanti e dietro come un seggiolino dal quale non si cade.
E lasciatevi condurre dal cavallo, sa lui nel delta dove andare.
L'amore per questo meraviglioso animale, ci sembra, può iniziare anche così.
 

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